Cristalli e pietre

Pietra di Luna: come distinguere Adularia e Labradorite bianca

By on 19 maggio 2018

Vi ho già parlato della Pietra di Luna qualche tempo fa, per l’esattezza in questo post, ma avendo ricevuto molte domande in merito ho pensato di scrivere un secondo articolo per chiarire meglio come distinguere le diverse pietre che vengono commercializzate sotto questo nome, ossia Adularia e Labradorite bianca.

Non è possibile alcuna confusione se pensiamo all’Adularia (la cosiddetta “vera” Pietra di Luna) nella sua versione più “lattiginosa”, che la pietra sia bianca o abbia una colorazione più tendente al grigio o al rosato, ma di questa splendida pietra esiste anche una varietà meno comune con dei bellissimi riflessi blu/azzurri, ed è proprio questa che viene spesso mistificata, spacciando al suo posto la più comune Labradorite in questa varietà bianca (in genere al quel punto definita “Pietra di Luna del Madagascar”).

Pietra di Luna

Come distinguere le due pietre, quindi, e non incorrere in fregature… una buona norma è quella di metterle sotto la luce per vedere come la riflettono: come potete vedere dalla fotografia, la Labradorite bianca presenta dei riflessi azzurri/blu molto marcati dall’aspetto quasi un po’ metallico (e spesso anche delle righe gialle) e mostrerà al suo interno delle fessure, delle striature marcate tipiche della sua cristallizzazione; al contrario, l’Adularia sarà molto più limpida, senza fessurazione interna (salvo che per i pezzi meno pregiati), e se la pietra non è eccessivamente spessa sarà addirittura quasi trasparente. In più avrà un bagliore alla luce piuttosto delicato e le sfumature blu su fondo biancastro saranno lievi ed eteree.

Non è poi da trascurare il fattore economico: l’Adularia con i riflessi blu non è una pietra molto comune e di conseguenza è considerata pregiata ed è piuttostoi costosa, al contrario la Labradorite bianca che è piuttosto comune e di conseguenza economica.

Per chiarirne bene l’aspetto, ho anche trovato un filmato che mostra alla perfezione uno splendido esemplare di Adularia dai riflessi blu:

GURAVI2247BM Benefits of Blue Sheen moonstone from Gemstoneuniverse on Vimeo.

Vi è poi una terza pietra che talvolta viene confusa con la Pietra di Luna, ma più che altro a causa del suo nome, che è la Selenite.

Selenite

La Selenite è una particolare varietà di gesso cristallino, solfato di calcio cristallizzato depositandosi in strati, da cui viene questo suo aspetto striato. In natura si trova sotto forma di scaglie, che quando sono sufficientemente sottili risultano trasparenti e traslucide.

Il nome ha avuto origine nell’antica Grecia. Essendo all’epoca ancora sconosciuto l’utilizzo del vetro per le finestre,  veniva utilizzata per fabbricare delle lastre trasparenti allo stesso scopo, e queste lasciavano trasparire la luce dandole un bagliore simile a quello lunare.

Anche in questo caso, si tratta di un cristallo che oggi non viene considerato particolarmente pregiato, ma in genere non viene commercializzato come “Pietra di Luna”.

Spero di aver chiarito un pochino di più la confusione che regna sempre intorno a questa pietra!!!

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Home decor

Realizzare in casa le candele

By on 10 marzo 2018

Avete mai pensato di realizzare in casa le vostre candele? Se come me amate le atmosfere hygge con luce calda e soffusa sicuramente sì, soprattutto dopo averne acquistate in dosi industriali, ma magari vi sembra una cosa complicata e pericolosa. Vi posso assicurare che non è nulla di tutto ciò: è piuttosto semplice, divertente e -con piccoli accorgimenti- del tutto sicuro.

Dove reperire il materiale

Vi serviranno della cera, degli stoppini e degli stampi. Sono tutti prodotti che potrete trovare in negozi per hobbistica e fai-da-te molto forniti (nei primi anni 2000 la creazione di candele era molto in voga e si trovavano ovunque, ora un po’ meno) o con estrema facilità on-line.

Stampi per candele

Gli stampi in commercio possono essere di plastica rigida trasparente, come nella foto qui sopra, in metallo o in silicone. Quelli in plastica hanno un costo contenuto ma con il tempo a forza di usarli tendono a danneggiarsi, mentre quelli in metallo sono più resistenti. Gli stampi in silicone sono i più belli e si prestano alla creazione di forme più complesse, ma sono anche quelli più delicati e talvolta necessitano di una mistura di cera e stearina.

In alternativa si possono comunque utilizzare moltissimi contenitori di recupero, dai cartoni del latte ai barattolini dello yogurt, che però saranno ovviamente stampi usa-e-getta. È anche possibile utilizzare contenitori di vetro tipo barattoli e bicchieri, che non verranno poi rimossi ma fungeranno anche da portacandela.

Anche per la cera e gli stoppini si possono trovare delle valide alternative domestiche, riutilizzando vecchie candele un po’ danneggiate e rimasugli di cera e creando gli stoppini intrecciando del filo di cotone e immergendolo poi nella cera calda per renderlo più rigido e resistente.

Se si vuole colorare la cera bianca (o cambiare colore a quella che abbiamo recuperato) si possono utilizzare dei comunissimi pastelli a cera e scioglierli insieme al resto del materiale fino a ottenere la tonalità desiderata.

Come procedere

È importante ricordare che la cera è altamente infiammabile, quindi non si dovrebbe mai procedere a scioglierla direttamente in un pentolino sul fuoco, ma creare un sistema a bagno maria con due contenitori, uno con l’acqua che andrà sul fuoco e al suo interno quello con la cera.

Bisogna preparare il contenitore che servirà come stampo, ungendolo leggermente all’interno (io mi sono trovata molto bene con una piccola quantità di burro o margarina, un po’ meno con l’olio) e fissando lo stoppino bello dritto al suo interno. Quelli che si acquistano già pronti in genere sono rigidi e con una base di metallo che ne semplifica l’uso, ma anche con quelli fai da te ci si può ingegnare con una goccia di colla o un po’ di nastro adesivo e uno stuzzicadenti per bloccare il filo in cima e al fondo del contenitore.

Stoppini

Una volta sciolta completamente la cera si attenderà un attimo in modo che si abbassi leggermente la temperatura, in modo da non rischiare di sformare o danneggiare lo stampo, e poi si procederà a colare la cera liquida al suo interno.

Quandola cera sarà completamente fredda e solidificata, grazie a quel poco di lubrificante applicato inizialmente, sarà semplice far scivolare la candela fuori dallo stampo, previa rimozione di quanto assicura lo stoppino in posizione.

Candele rosa

Che ne dite, semplice no? Se l’argomento vi interessa, prossimamente condividerò con voi vari progetti per la creazione di candele variopinte, in varie forme e con diverse decorazioni, a cominciare proprio dalle piramidi pentagonali qui sopra!

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Home decor

Portacandele in vetro dipinto fatti con contenitori riciclati

By on 4 marzo 2018

Una delle maggiori ragioni per cui ho immediatamente sentito affine a me la filosofia Hygge in relazione alla decorazione della casa è il largo utilizzo delle candele. Sono molti anni che creo candele in casa, per averne sempre di ogni colore e forma e per poter illuminare la casa con una luce calda e soffusa, soprattutto in situazioni particolari come feste o serate romantiche.

Così mi è venuto abbastanza naturale iniziare a creare anche dei portacandele in vari materiali, in modo da poterli in base al passare delle stagioni e delle festività. Quelli che voglio condividere con voi oggi sono dei semplicissimi ma colorati portacandele in vetro dipinto, realizzati con contenitori riciclati e colori per il vetro di quelli che rimangono trasparenti.

Portacandele in vetro riciclato

Il primo esperimento l’ho realizzato sotto Natale, riciclando il vecchio contenitore di una di quelle candele assorbi-odori vendute nei supermercati ormai terminata. L’ho ripulito per bene, eliminando dal fondo ogni residuo di cera e dello stoppino, dopodiché ho iniziato a tracciare con la vernice nera il contorno del disegno che volevo realizzare: del pungitopo con al centro una candela.

Quindi ho proceduto a riempire la parte interna con il verde, il giallo e il rosso. Ho atteso che i colori si asciugassero del tutto dopodiché, seguendo le istruzioni sui contenitori delle vernici, ho passato il contenitore in forno alla temperatura e per il tempo richiesto in modo che il colore si fissasse e fosse anche a prova di lavaggi (non in lavastoviglie, però, mi raccomando!).

Io ho deciso di utilizzare all’interno una candelina tealight, ma in alternativa sarebbe possibile ricreare all’interno una candela inserendo uno stoppino e colando della cera bianca o colorata.

Portacandele Natale

Il procedimento è davvero semplice: non c’è bisogno di essere delle pittrici provette per ottenere un risultato di grande effetto ed è sufficiente un po’ di fantasia e dei colori adatti (non entro nello specifico delle marche che ho usato io per non fare pubblicità occulte), un pennellino sottile se volete realizzare un bordo esterno e uno un pochino più largo per riempire gli spazi.

Siccome il risultato del primo esperimento mi è piaciuto moltissimo, così caldo e d’atmosfera, ho deciso di realizzare altri portacandele, questa volta partendo da due anonimi bicchieri da birra che mi erano stati regalati tempo prima. Ma in alternativa si potrebbero riciclare benissimo barattoli di quelli delle marmellate o delle conserve o qualsiasi altro contenitore di vetro.

Con lo stesso procedimento, sul primo ho realizzato un disegno per rappresentare in casa l’elemento fuoco…

Portacandele Fuoco

e sul secondo, invece, sono rimasta sull’astratto nei colori del viola, stavolta sperimentando l’utilizzo -insieme alla vernice specifica per il vetro- dello smalto da unghie, nello specifico un lilla cangiante che sulle unghie non avrei mai utilizzato.

Portacandele Viola

Di nuovo, nella prima ho inserito una candelina tealight, mentre nella seconda ho optato per una candela a cilindro un po’ più grande.

Ecco l’effetto con le candele accese e la luce della stanza spenta: carino, vero? Di sicuro, molto Hygge!!!

Portacandele accesi

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Home Improvement

Recuperare un oggetto dallo scarico del lavandino

By on 24 febbraio 2018

L’altro giorno a una mia collega si è sfilato un braccialetto mentre si lavava le mani e le è caduto nello scarico del lavandino. Mentre lei già pensava di dover chiedere alla nonna di regalargliene un altro, io sono andata a dare un’occhiata al lavandino…

A chi non è capitato di veder scivolare nello scarico un anello, un orecchino o altro? Ma credetemi, a meno che non si tratti di qualcosa di estremamente leggero, chiudendo immediatamente l’acqua c’è ancora la possibilità di recuperarlo e non c’è neanche bisogno di essere idrauliche provette per riuscirci, soprattutto se il lavandino ha un moderno sifone in plastica come questo:

tubature lavandino

Come recuperare un oggetto dallo scarico del lavandino, quindi?

Innanzitutto, chiudete immediatamente il rubinetto, in modo che l’acqua non spinga oltre l’oggetto che vi è caduto, che se supera la curva inferiore del sifone diventa irraggiungibile. Poi sgomberate lo spazio sotto al lavandino e sistemateci una bacinella, perché un po’ di acqua è inevitabile che coli, quindi procedete a svitare le ghiere indicate dalle frecce fino a riuscire a sfilare l’ansa centrale (in cui, se tutto va bene, si sarà fermato il vostro oggetto).

Tiratela proprio fuori l’ansa e vuotatela nella bacinella: oltre a recuperare -con buona probabilità- ciò che vi è caduto nello scarico del lavandino, potrete approfittarne per pulire quella parte di tubatura in cui spesso si fermano depositi come peli, capelli e residui di sapone.

Una volta ritrovato ciò che vi è caduto e aver proceduto all’opportuna pulizia, sarà sufficiente riinfilare l’ansa al suo posto e riavvitare le due ghiere, facendo attenzione a rimettere le eventuali guarnizioni esattamente dov’erano qualora si fossero sfilate o spostate e stringendo bene in modo che in seguito non ci siano perdite… e il gioco è fatto!!!

Qualora il sifone sotto al vostro lavandino fosse più vecchio e ancora in metallo, il procedimento sarebbe il medesimo, ma fate molta attenzione: purtroppo con gli anni l’acqua può corrodere le parti metalliche e smontare dei pezzi potrebbe danneggiare qualcosa.

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Home decor

Palline di grasso e semi fai-da-te per uccellini

By on 17 febbraio 2018

A fine novembre, un pomeriggio mentre in cucina sgranocchiavo qualcosa “tipo pranzo” verso le 16 ed ero seduta in silenzio al tavolo, mi sono accorta di tre o quattro uccellini bellissimi che zampettavano e cinguettavano allegramente sul balcone… e mi sono persa per una mezz’ora buona a osservarli (da dietro la tenda per non spaventarli). Erano davvero bellissimi: gialli con la testa e il dorso blu, e poi allegri, giocosi, una piccola meraviglia di cui godere ed essere grata.

Cinciarella

Siccome l’inverno si stava avvicinando a grandi passi (non per nulla dopo una quindicina di giorni è nevicato anzitempo), ho pensato che questi piccoli amici potessero avere bisogno di un piccolo aiuto. Come ricorda la Lipu, infatti, in inverno questi volatili difficilmente trovano degli insetti di cui cibarsi e per questo aiutarli significa essere fondamentali alla loro sopravvivenza. Così, alla spesa successiva, ho cercato del mangime apposta per uccellini selvatici, trovando delle confezioni che riportavano proprio l’immagine di quei bellissimi pennuti blu e gialli, nel frattempo identificati come cinciarelle.

Ho scelto quelle palline da appendere, sapendo che la mollica di pane -specie d’inverno- non è affatto l’ideale, nonostante quello che si pensa: da un lato, con i mesi freddi gli uccellini hanno bisogno di molte proteine che non troverebbero nel solo pane, dall’altra la mollica richiama l’assunzione di acqua, a quel punto gonfia e richiede un grande dispendio di calore per essere digerita, rischiando in questo modo che il piccolo pennuto vada niente meno che in ipotermia.

Ho attaccato così una delle palline alla fioriera all’interno del balcone e ho aspettato che arrivassero ospiti a cibarsi. Non sono mica arrivati subito: la prima che ho messo è durata quasi tre settimane! Ma poi si dev’essere sparsa la voce che sul mio balcone c’è un buon ristorante, fornito di cibo e acqua (quando fa molto freddo, per gli animali in natura è difficile trovare dove abbeverarsi, perché è facile che le fonti di di acqua come le piccole pozzanghere gelino) e tranquillo, dal momento che è protetto da una tenda di garza che impedisce l’accesso ai piccioni… e siccome gli uccellini sono animali abitudinari da quel momento le pallette di semi si consumano con una rapidità incredibile!

Cinciarella che mangia

In commercio esistono vari tipi di questi mangimi, in varie fasce di prezzo, ma -sempre grazie alla Lipu– ho trovato una ricetta per  palline di grasso e semi fai-da-te per uccellini, che si possono realizzare in casa con ingredienti di facile reperimento, ma ben calorici e nutrienti, come semi di girasole, frutta secca, ma anche avanzi di croste di formaggio ma anche avanzi di pandoro e panettone o briciole di biscotti.

Avremo bisogno di questi ingredienti (la ricetta è distribuita proprio dalla Lipu):

  • margarina
  • biscotti secchi
  • arachidi sgusciate non salate
  • semi di girasole
  • uvetta a piacere
  • un vasetto (ad esempio quello dello yogurt)
  • una rete (ad esempio quella utilizzata per gli agrumi)

Come prepararle quindi?

Bisogna sbriciolare i biscotti secchi, spezzettare le arachidi, aggiungervi i semi (volendo anche dell’avena: le pallette che si acquistano ne contengono una buona quantità) e l’eventuale uvetta. Si fa quindi sciogliere una quantità di margarina sufficiente a inumidire bene tutta la mistura ma non eccessiva da far risultare il composto semiliquido, si incorpora e si mescola bene. A quel punto è sufficiente versare una quantità di mistura nel vasetto (se ne avete preparata molto, si può suddividere in più vasetti), premere bene e aspettare che si solidifichi per effetto del raffreddamento della margarina.

Per finire, si tira fuori l’impasto dal vasetto, lo si mette nella rete, la si chiude e la si appende fuori. Avendo acquistato in precedenza delle palline preparate industrialmente, ho tenuto le reti una volta vuote e ho riutilizzato quelle, ma altrimenti si possono riciclare benissimo quelle degli agrumi o anche quelle delle cipolle.

Palline di grasso e semi

Credetemi, i piccoli amici pennuti vi saranno estremamente grati e guardarli sarà uno splendido passatempo molto hygge per tutta la famiglia, che vi riempirà il cuore di allegria e di gratitudine!

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Cristalli e pietre

La Pietra di Luna

By on 16 febbraio 2018

Per quanto riguarda questa meravigliosa pietra dalle grandi proprietà, bisogna innanzitutto fare chiarezza su quale sia la gemma a cui si fa riferimento. Esistono infatti due pietre diverse che vengono commercializzate con il nome di “Pietra di Luna”.

La prima è bianca -ma talvolta anche rosata o grigia- e lattiginosa, più propriamente nota con il nome di Adularia ed è la vera Pietra di Luna.

Adularia

La seconda, invece, bianca con riflessi azzurri, verdi o gialli, nota nei paesi anglofoni come Rainbow Moonstone, in realtà è una varietà bianca della Labradorite.

Labradorite bianca

Quanto troverete in questa pagina -salvo ove diversamente specificato- si riferisce alla Pietra di Luna intesa come Adularia, mentre per l’altra gemma vi rimando alla scheda inerente alla Labradorite.

Caratteristiche:

Silicato di Potassio e Alluminio che cristallizza secondo il sistema monoclino, la Pietra di Luna appartiene alla famiglia degli ortoclasi ed è bianca lattiginosa, gialla, rosata o addirittura grigia (da molto chiara a scura). La colorazione deriva dalla sua composizione, data da un 33-35% di albite che, con un lento raffreddamento, si è mescolata al resto dei componenti chimici in sottili lamelle che, alla luce, danno bagliori leggermente azzurrati o bianchi, la cosiddetta “adularescenza” simile alla luminosità della Luna. Gemmologicamente corrisponde ad una durezza di 6 – 6 1/2.

 
Corrispondenza con i Chakra:

Indipendentemente dal colore prevalente nella singola gemma, l’Adularia è collegata al IV Chakra, Anahata, o Chakra del Cuore.

 
Proprietà energetiche:

La Pietra di Luna è una gemma disintossicante e riequilibrante, essenzialmente femminile ed in sintonia con il fisico della donna, soprattutto per quanto riguarda il sistema riproduttivo, ed è anche altamente spirituale.

Da un punto di vista specificamente fisico, come già accennato, questa è per eccellenza la pietra delle donne ed è particolarmente legata al sistema riproduttivo e all’intero ciclo riproduttivo femminile: aumenta la fertilità rimuovendo blocchi della sessualità, favorisce la disintossicazione durante la gravidanza, agevola l’allattamento aiutando la formazione del latte, allevia i disturbi delle mestruazioni e della menopausa.
E’ una pietra particolarmente legata a tutte le ghiandole responsabili degli ormoni femminili, in particolare all’ipofisi ed alla tiroide, ed è la gemma più indicata per riequilibrare disfunzioni ormonali.
Per l’ipofisi si consiglia di porre una pietra sulla fronte, all’altezza del VI Chakra, ed una alla base della nuca; per la tiroide di porne una sulla gola ed una seconda alla stessa altezza sul retro del collo. In ogni caso, è adatto allo scopo un girocollo di Adularia.
La Pietra di Luna aiuta inoltre in caso di problemi linfatici, specie se portano a gonfiori: in tal caso dovrebbe essere posta direttamente sulla parte gonfia. Ha un effetto particolarmente accentuato per i gonfiori alle mani.
Infine, rafforza il pancreas, e, sotto forma di elisir, è di aiuto in caso di ulcere all’intestino.

Da un punto di vista emotivo e comportamentale, invece, in generale infonde armonia ed equilibrio e in particolare riequilibra le emozioni.
Portata all’anulare della mano sinistra, favorisce la chiaroveggenza e la medianità.

 
Caratteristiche Magiche:

Per quanto riguarda gli usi magici della Pietra di Luna, Cunningham (che è uno dei miei testi di riferimento) la descrive come un “… feldspato opalescente di colore blu, bianco o rosa…”, ciò mi fa presumere che si riferisca alla Labradorite bianca, e non all’Adularia. Non avendo, invece, documentazioni specifiche legate a quest’ultima, vi fornisco esclusivamente le descrizioni che ho a disposizione senza ulteriori precisazioni.
L’energia della Pietra di Luna è considerata ricettiva; questa gemma è ovviamente legata alla Luna, all’elemento Acqua e, come Divinità, a Diana, Selene, Iside e tutte le Divinità lunari. E’ utile per l’amore, il sonno, il giardinaggio, una protezione leggera, la divinazione e la sensitività psichica, la giovinezza ed è di aiuto per le diete.

 
Usi in Magia:

La connessione di questa gemma con la Luna è tale che molti la usano in base alle fasi lunari: si dice infatti che sia più efficace durante la fase crescente e meno in quella calante. Alcuni, però, utilizzano invece questa pietra proprio con la Luna calante, a scopo divinatorio.
Si tratta di una gemma da sempre legata alle Divinità lunari.
Molti gioielli pagani sono in argento e pietra di luna.
Si può costruire una bacchetta lunare con un tubo di argento ed una grossa Pietra di Luna ed utilizzarla nei rituali magici.
La Pietra di Luna è ricettiva ed attrae l’amore. Portata con sé o indossata, questa gemma attrae l’amore ed è anche molto apprezzata per la sua capacità di risolvere i problemi tra innamorati, specie se hanno litigato aspramente.
Questa gemma è considerata portatrice di sonno ristoratore ed è per questo spesso messa sotto il cuscino.
Come la malachite e la giada, la Pietra di Luna è associata al giardinaggio. A tale scopo si indossa mentre si lavora la terra o se ne seppellisce un pezzetto visualizzando il proprio giardino che si riempie di vita. Per ottenere frutti abbondanti da un albero, è conveniente appendere una di Pietra di Luna ad uno dei suoi rami.
La protezione esercitata da questa pietra è leggera. Poiché è legata alla Luna, che percorre velocemente e continuamente tutto lo zodiaco, è un ottimo amuleto per i viaggiatori. E’ indicata in particolare per chi viaggia in nave o in aereo sorvolando grosse distese d’acqua. Anche quando si nuota si può indossare un anello con una Pietra di Luna (a rischio di perderlo, ovviamente, perché in acqua gli anelli si sfilano con estrema facilità!!!) per proteggersi da eventuali incidenti con l’acqua.
Collane o pendenti di Pietra di Luna si indossano durante le divinazioni e producono in genere sensitività psichica. A tale scopo, molti tengono una di queste pietre insieme ai tarocchi o alle rune. Anche la sfera di cristallo può essere favorevolmente circondata da Pietre di Luna prima di cercare una visione.
Questa gemma viene portata o usata nei rituali volti a rinnovare o mantenere un aspetto giovanile o un atteggiamento giovane.
Per quanto riguarda infine la perdita di peso, la Pietra di Luna può essere d’aiuto. Si può tentare riprogrammando innanzitutto le proprie abitudini alimentari (mangiare cibi leggeri ad intervalli regolari, evitare zuccheri e grassi, consumare meno carni rosse a favore di verdure crude o bollite e frutta fresca) pur senza arrivare ad una vera e propria dieta ed indossando contemporaneamente una Pietra di Luna opportunamente programmata.
Ecco come fare. Tre notti dopo il plenilunio è necessario mettersi nudi di fronte ad uno specchio a figura intera, in piena luce, ed analizzare nei dettagli il proprio corpo, con spirito giustamente critico, focalizzandosi in particolare sulle aree che si vogliono ridurre ed immaginandosi già “nuovi”: più sottili, più agili, controllati a tavola, pieni di vita. Si prende quindi una Pietra di Luna nella propria mano proiettiva continuando a visualizzare il corpo e la disciplina che si vorrebbe avere. Si strofina quindi la pietra sulle parti del corpo che presentano problemi ed eccessi di grasso, immaginando che al contatto si sciolgano e spariscano, ed infine la si passa sulla testa per aiutare a controllare il desiderio di mangiare cibi poco salutari e molto calorici. Quindi, si indossa o porta con sé continuamente la pietra e la si stringe nella mano ricettiva quando si sente la voglia di cedere alle tentazioni, respirando profondamente per dieci secondi scacciando l’immagine del cibo poco sano dalla propria mente ed addentando quindi qualcosa di sano come un frutto o della verdura.

Sfera di Pietra di Luna

 

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Mindset

Creiamo una Vision Board?

By on 10 febbraio 2018

Che cos’è una Vision Board? Letteralmente è una “tavola della visione”, in pratica si tratta di un quadretto in cui racchiudere immagini che per noi rappresentano un sogno che vogliamo realizzare, l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere, affinché diventi un riferimento visivo per mantenere sempre costante la concentrazione su ciò a cui vogliamo arrivare.

Può essere utilizzata come punto focale per un obiettivo a breve, medio o lungo termine o li può addirittura comprendere tutti e tre, suddivisa idealmente in tre sezioni. O magari se ne può creare una nuova ogni anno, quasi come un rituale da svolgere nei primi giorni dopo capodanno. O ancora la si può rinnovare periodicamente, man mano che si raggiunge un primo, secondo, terzo, quarto step che ci porterà al nostro traguardo, o addirittura può essere un work-in-progress costante.

La si può creare in modo digitale, ad esempio assemblando un collage di immagini per lo sfondo del pc che ci evochi immediatamente il nostro progetto o il nostro obiettivo, oppure fare proprio un quadretto, da appendere poi in un posto in cui lo vedremo spesso, ad esempio in camera da letto dove potremmo vederlo sia al mattino al risveglio sia prima di addormentarci.

Se si decide di optare per una tavola da modificare man mano, la base ideale potrebbe essere una bacheca di sughero su cui attaccare man mano disegni, frasi scritte, immagini stampate o ritagliate dalle riviste che più siano in linea con ciò su cui vogliamo mantenere viva la nostra attenzione.

Se, invece, vogliamo qualcosa di più permanente, perché magari già sappiamo che il nostro obiettivo richiederà una certa quantità di tempo (e magari prevediamo che ci saranno momenti in cui ci sembrerà irraggiungibile, in cui rischieremo di essere sovrastate dallo sconforto e sarà indispensabile avere qualcosa di visivo e chiaro per non perdere di vista il nostro sogno), allora possiamo sfruttare tutta la nostra creatività per realizzare qualcosa di unico, senza porci limiti circa i materiali e le modalità.

Ci proviamo?

Preparazione vision board

Vi consiglio di decidere innanzitutto il supporto che volete utilizzare: una bacheca in sughero o in metallo può andare benissimo appunto, oppure un cartoncino colorato di grandi dimensioni, o magari una cornice (almeno della dimensione di un A3), o una tela da dipingere…

Poi dovrete procurarvi le immagini più adatte a rappresentare sia il vostro sogno, scaricandole da internet (sono per vostro uso personale e nessuno le vedrà, quindi in questo caso non ci sono problemi di copyright!) o ritagliandole dalle riviste, o magari disegnando o scrivendo voi stesse qualcosa che vi ispiri.

Immagini per vision board

Dopodiché, via a colla, colori e creatività!!!

Potrete dare alla vostra vision board uno svolgimento lineare, ponendo all’estrema destra l’immagine del sogno, del vostro obiettivo finale, e partendo da sinistra ciò che rappresenta i passaggi per arrivarci; oppure potreste farla concentrica, con il vostro traguardo al centro e i mezzi per raggiungerlo tutti intorno. Potrete disegnare frecce, simboli, scrivere parole, evidenziare qualcosa.

Immagini per vision board

È la vostra tavola visiva e deve funzionare per voi! Lo scopo non è che sia un capolavoro di arte contemporanea, non avete neanche bisogno di condividerla o farla vedere a nessuno: deve servire a voi, per sostenervi e darvi la carica, restando focalizzate sul sogno -piccolo o grande- che volete realizzate!

Vision board assemblata

Vi piace l’idea?

Vision board

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Home decor

Portaposate creativo

By on 3 febbraio 2018

Hygge è anche un dettaglio in cucina che la rende più tua e personalizzata. E questo dettaglio può anche essere un semplice portaposate creativo, realizzato riciclando una scatola di legno e alcuni vasetti di vetro.

Portaposate creativo

La scatola che ho utilizzato era l’imballaggio molto stiloso di un regalo di Natale (l’alternativa attuale alle vecchie ceste per presentare i prodotti enogastronomici), ma in alternativa al momento è molto facile trovare in qualsiasi negozio di prodotti per la casa delle cassette di legno adatte all’uso. La dimensione di questa, 18×28, per me si è rivelata assolutamente perfetta, ma valutate voi ciò che meglio si adatta alle posate che avete da sistemare.

Stupidamente, non ho pensato di fotografare il contenitore com’era in origine perché non avevo pensato di farne un tutorial da proporvi, ma era una semplice cassetta di legno compensato chiaro naturale, non trattato ma solo levigato.

Il primo passaggio è stato quello di dipingerla per renderla meno anonima: una prima mano di tempera grigia di fondo e poi due mani di grigio molto molto chiaro date con un pennello largo, in modo da lasciar emergere un pochino del fondo e creare un effetto shabby.

Una volta che la tempera si è asciugata bene, l’ho leggermente carteggiata con della carta vetrata a grana molto fine, solo per eliminare gli eccessi di colore in alcuni punti, e con il simil-dremel (l’originale era davvero troppo caro, quando ho acquistato il mio attrezzo, soprattutto per un qualcosa che in quel momento non sapevo quanto avrei davvero usato…) ho praticato due fori su ciascuno dei lati più corti, per creare due piccole maniglie con della corda un po’ spessa e resistente che ho annodato sul lato interno.

Contenitore finito

Nel frattempo, mi sono procurata dei barattoli di vetro di quelli delle conserve, delle marmellate e dei sottaceti, in varie dimensioni. A me ne servivano sei per suddividere tutte le posate, ma potete valutare voi cosa è meglio per la vostra specifica situazione. Quello che vi consiglio è di prenderne uno basso per i cucchiaini, che altrimenti rischiano di sparire nel contenitore diventando poi difficili da tirare fuori.

Una volta svuotati i barattoli dai relativi contenuti, li ho lasciati a mollo per un po’ in acqua calda per poter eliminare le etichette di carta, ho buttato via i coperchi che tanto non mi sarebbero serviti e poi li ho lavati a fondo in lavastoviglie per eliminare qualsiasi residuo.

Barattoli

La mia idea iniziale era quella di ricoprire i barattoli con della corda, incollandola su tutta la superficie esterna con la colla a caldo, ma il mio fidanzato mi ha fatto notare che poteva essere poco pratico, perché la corda avrebbe trattenuto la polvere e a lungo andare si sarebbe rovinata, così alla fine li ho lasciati “nudi” in modo da poterli lavare con facilità.

A quel punto, non mi è rimasto che assemblare il tutto, prima inserendo i barattoli nella cassetta di legno in base alle dimensioni…

Portaposate con barattoli

… e per concludere sistemando dentro a ciascun barattolo le posate previste. A me il risultato piace davvero un sacco, lo trovo molto più simpatico di quegli anonimi portaposate di plastica che si trovano spesso nei negozi di casalinghi… e poi volete mettere la soddisfazione di avere qualcosa di personalizzato e unico fatto con le mie mani?!?

Portaposate creativo finito

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Home decor

Bacheca porta-messaggi

By on 27 gennaio 2018
Bacheca porta-messaggi conclusa

Nel nostro appuntamento settimanale con l’Home Decor e il fai-da-te, stavolta vi parlo di riciclo creativo. Ossia come trasformare un’anonima bacheca in sughero di quelle dove appendere memo e bigliettini (nel mio caso un retaggio dell’adolescenza con tutto un lato occupato da un’enorme immagine di Paperino!), in qualcosa di personalizzato e unico!!!

Ecco qui la bacheca originale: purtroppo non ho pensato a fare una foto prima di cominciare a modificarla, così questa è l’unica che ho e purtroppo si vede ben poco, mimetizzata com’è nell’arredamento della mia stanza quando ancora ero studentessa:

Bacheca porta-messaggi originale

Come primo passaggio, ho dipinto la bacheca dando un fondo di acrilico bianco (ci sono volute ben 4 mani per far sparire Paperino!!!) sia sulla parte in sughero sia sulla cornice. Dopo che anche l’ultima mano si è asciugata per bene, ho deciso di decorarla un pochino.

Io ho una passione per le renne, così ho stampato la sagoma di una renna trovata on-line, ingrandita circa 4 volte rispetto all’originale, l’ho ritagliata e con una matita l’ho riportata sul lato dove volevo inserire la decorazione:

Bacheca porta-messaggi dipinta

Come passaggio successivo, ho dipinto la silhouette riempiendola con dell’acrilico nero:

Bacheca porta-messaggi dipinta e decorata

Quindi ho preso delle decorazioni natalizie “rennose” (delle mollette rosse con delle renne in feltro attaccate, purtroppo in senso orizzontale). Volendole incollare sulla parte inferiore come porta-biglietti aggiuntivi, ho staccato le renne e per cominciare ho incollato le semplici mollette sulla parte inferiore della cornice:

Bacheca porta-messaggi personalizzata e resa funzionale

Ho aspettato che la colla facesse presa per bene e poi per finire ho poi riassemblato le renne di feltro alle mollette, incollandole questa volta in senso verticale… et voilà, progetto finito!!! A me piace un sacco, mooolto più personale!!!

Bacheca porta-messaggi conclusa

Io ho usato le renne sia per l’immagine sia per gli elementi aggiuntivi, ma potreste fare lo stesso con altri soggetti, cuori, baci, cani, gatti… c’è l’imbarazzo della scelta, basta un pizzico di fantasia!!!

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Cristalli e pietre

La Labradorite

By on 23 gennaio 2018

Questa è un’altra delle mie pietre preferite, una pietra cangiante dalle mille sfumature che si trova nelle rocce metamorfiche e ignee della penisola del Labrador (da cui prende ovviamente il nome) in Canada, dove fu scoperta la prima volta solo nel 1770. La sua maggiore particolarità è proprio il gioco di luce che la caratterizza, detto “labradorizzazione”, dovuto ad un effetto di interferenza della luce con i suoi toni metallici che le fa assumere varie gamme di colore: dal grigio al blu, all’oro, al verde fino addirittura al rosso, rosa e viola. Oltre ai noti giacimenti nel Labrador, ve ne sono altri in Madagascar, Messico, Russia e negli USA. La varietà finlandese è detta spectrolite.

Importante: si tratta di una pietra fragile, si consiglia di evitare la pulizia con il sale, che potrebbe essere troppo aggressiva e danneggiarla in modo irrimediabile.

Labradorite blu e gialla

Caratteristiche:

Silicoalluminato di Sodio e Calcio che cristallizza nel sistema triclino, la Labradorite su un colore di base marrone o grigio con inclusioni più o meno scure, sviluppa al proprio interno giochi di luce che producono toni metallici in tutta la gamma dei blu, verdi, gialli, bronzi, rossi, rosa e lilla. Gemmologicamente, ha una durezza di 6.

 
Corrispondenza con i Chakra:

Indipendentemente dal colore dominante di ciascuna gemma, la Labradorite è associata al VI Chakra, Ajña, o Terzo Occhio e ai Chakra delle mani.

 
Proprietà energetiche:

La Labradorite agisce sul sistema neurovegetativo, curando i problemi a carico dello stomaco e del nervo vago. Inoltre, stimola il risveglio delle qualità nascoste di ciascun individuo.

Da un punto di vista specificamente fisico, per quanto riguarda i problemi a carico dello stomaco, la Labradorite è adatta in caso di dolori e crampi, poiché agisce sul nervo vago che ne è responsabile, e di conseguenza è benefica per lenire il senso di nausea che può derivare dai crampi alla bocca dello stomaco.
Stimolando i Chakra delle mani, questa gemma è particolarmente indicata per i guaritori e per attivare l’autoguarigione.
Aiuta infine in caso di disturbi della circolazione sanguigna, infondendo energia.

Da un punto di vista emotivo e comportamentale, invece, una delle proprietà della Labradorite è quella di assorbire la negatività: a tale scopo basta portarne un pezzetto in tasca e strofinarla con le dita quando si sente di doversi proteggere.
Portata direttamente sul plesso solare o nelle sue vicinanze (per esempio in tasca), attenua la gelosia.
Si dice inoltre che questa pietra stimoli il fascino, aiutando ad attrarre la persona desiderata.

 
Caratteristiche Magiche:

L’energia della Labradorite è considerata ricettiva; questa gemma è legata alla Luna e a Giove, all’elemento Acqua ed allo Spirito (Akasha); come Dee, ad Aurora, Iris (Dea dell’Arcobaleno) e a Iside. E’ utile come calmante, per accrescere la saggezza, per i sogni e per innalzare lo psichismo/misticismo.

 
Usi in Magia:

La Labradorite è una pietra molto usata dai guaritori, poiché stimola l’energia a fluire dal plesso solare e dal Chakra del Cuore alle mani.
E’ una pietra che evolve con la persona che la indossa o che la utilizza.
Si tratta infine di una pietra molto usata per la divinazione, grazie agli splendidi colori iridescenti che sembrano danzare sulla sua superficie, con un effetto tremolante che facilmente stimola l’apertura alle percezioni extrasensoriale. E’ infatti facile trovare a questo scopo splendide sfere di dimensioni anche molto grandi (ma allo stesso scopo vengono utilizzati anche semplici pezzi di Labradorite burattata o parzialmente levigata, con ottimi risultati).

Sfera di Labradorite

 

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